Beer Hunters

…Dio salvi la birra!

L’ultima Cena “a Modo”!

Questo mese il nostro “appuntamento degustativo” ci ha lasciato l’amaro in bocca! Non fraintendete, ciò che ho detto non è riferito alla serata in sè, ma alle birre proposte. Il birrificio De Ranke è infatti noto per le sue particolari birre, nel cui gusto prevale il tono amaro del luppolo, ecco spiegata la mia precedente affermazione!

Come sempre il menù si articolava su 4 piatti: un antipasto, un primo, un secondo ed un dolce, tutti accompagnati da una diversa birra, abbinata con accuratezza e gusto ad ogni singolo piatto, per esaltare al meglio i gusti sia della birra che dei piatti proposti.

La prima portata, l’antipasto, era un fresco fiore di zucca ripieno di ricotta e salame adagiato su di una vellutata di funghi porcini ed accompagnato da una Saison De Dottignies. La birra si presentava molto bene con un bel colore giallo carico sormontata da un tappo di schiuma abbondante ma non molto persistente. L’aroma è interessante, si alternano sensazioni di speziato e di agrumi, con leggeri toni floreali, che ne preannunciano la freschezza. Quest’ultima si avverte in bocca, dove si presenta con un corpo non troppo articolato che ne permette una facile bevuta, grazie anche ad una carbonazione presente ma non fastidiosa. Si avverte un principio dolce di cereali e una coda luppolata e speziata di buona persistenza. Il tono luppolato è dovuto alla preparazione con una miscela di 4 luppoli: “brewer’s gold”, “challenger”, “saaz” e “mittelfruh”.

Il primo, un trionfo di paccheri con cozze, crema di fave e bottarga, era abbinato ad una XX Bitter, una delle birre più amare del Belgio. L’aspetto di questa birra è interessante, il colore è dorato tendente all’ambrato, opalescente, con una schiuma fine e bianca abbastanza persistente. L’aroma è ottimo, colpiscono note di fiori, camomilla su tutti, fieno e the verde. Il gusto è un esplosione di luppolo, l’amaro, che avvolge la bocca, ha come componente da bilanciare non le note di malto ma quelle del lievito, e, se all’inizio sembra “abbastanza dolce”, sul finale il luppolo ripulisce completamente ogni sapore.

Il secondo era un agnello marinato con la stessa birra di accompagnamento, la Guldenberg. L’accostamento era ottimo, la birra infatti si sposava alla perfezione con il gusto deciso della carne. La Guldenberg, è una ale dal colore dorato carico che sulla bottiglia riporta impressa la definizione “abdijbier” (birra d’abbazia), anche se, conoscendo le tripel, vi accorgerete che è possibile fare una distinzione netta tra questa birra e la categoria tripel. Infatti già dall’aroma si avverte un secco acidulo, che di tripel ha ben poco, ottenuto con l’uso di un lievito utlizzato per alcune ale brune agrodolci, il brettanomyces. Anche la schiuma, il corpo e la frizzantezza staccano dallo stile tripel per avvicinarsi di più a quello saison. Ma anche questa volta veniamo smentiti, il gusto infatti è quello di frutti misti, pere e agrumi in testa. A questo punto ci viene da ripensare alla tripel, ma veniamo nuovamente sorpresi da un finale molto amaro, forte e persistente, che certamente tripel non è. Come giudicarla allora? Non è una tripel, non è una saison, ma possiamo definirla come un’ottimo intermezzo tra i due stili.

L’ultima portata, il dolce, era una deliziosa torta fredda al cioccolato e caffè, con crema inglese alla birra ed accompagnata dalla Noir de Dottignies (la stessa birra della crema inglese). Questa birra, di colore scuro, quasi un rosso rubino, è una forte unione di due tipi di luppolo, il Saaz e il Challenger, e sei tipi di malto, tra i quali spiccano il Torrifiè e il Chocolate, che imprimono alla birra un gusto molto intenso e particolare, rendendola un ottimo abbinamento per i dolci.

Giudizio complessivo della serata? A mio avviso l’8 è ben meritato, i piatti, come sempre, erano ottimi e serviti in maniera impeccabile. Gli abbinamenti con le birre erano giusti e ben scelti, e le birre stesse, anche se non sono un estimatore delle “luppolate”, erano gradevoli ed ottime da bere, con caratteristiche simili ma nello stesso tempo differenti tra loro. L’amaro in bocca rimane anche dopo la serata, quando veniamo a sapere che, questa, era l’ultima degustazione in programma per questa stagione…pazienza, aspetteremo con ansia la riprese delle serate degustative in autunno, sempre più assetati che mai! Come sempre un ringraziamento al ristorante Modo, le cui serate ci hanno permesso di entrare sempre più in profondità nel vasto mondo delle birre.

Recensione a cura di: Silvio Carnicelli

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