Beer Hunters

…Dio salvi la birra!

Cena all’Open Baladin…con la birra e la storia!

Trasferta romana e “temporale”…pur di provare l’ultimo esperimento storico portato avanti da Leonardo di Vincenzo (Birra del Borgo), Teo Musso (Baladin) e Sam Calagione (Dogfish Head). Negli ultimi mesi, infatti, si è parlato molto della collaborazione fra i 3 mastri birrai per riportare alla luce un’antica ricetta “brassicola” etrusca…e nella serata degustativa tenutasi all’Open Baladin di Roma, con mattatore il grande Kuaska, abbiamo avuto l’opportunità di provare i “lavori in corso” riguardo questa storica birra…l’Etrusca.

Due le versioni dell’Etrusca che ci sono state proposte, una di Teo e l’altra di Leonardo, le quali ci hanno letteralmente lasciati spiazzati. Quando ci si accosta ad una birra di questo genere, si avverte davvero una lieve scarica storica e, se ci si lascia suggestionare anche solo un pò, si ha la sensazione di rivivere particolari momenti storici. Nonostante la ricetta fosse la stessa, le due birre, a causa della differente fermentazione (in botte quella di Teo e nelle anfore quella di Leonardo), si presentavano da subito diverse, anche ad un primo esame visivo si riscontrava una limpidezza maggiore in quella di Teo. L’olfatto, in entrambi i casi, è una vera e propria esplosione di profumi e si rincorrono piacevoli note di miele, frutta e nocciole ma è sul palato che, le due birre, tornano a differenziarsi regalando sapori unici e molto particolari. L’Etrusca di Leonardo, infatti, oltre al ritrovare nel gusto alcuni dei profumi riscontrati nell’esame olfattivo, ha una piccola componente acida, pulita e ben bilanciata, che le dona una maggiore caratterizzazione rispetto all’Etrusca di Teo. In ogni caso i due prodotti sono ottimi, dal gusto pulito ed intrigante, con una frizzantezza moderata e piacevole…rimane solo un pò l’amaro in bocca per non aver potuto confrontare le due “Etrusche” con quella prodotta da Sam, la quale è fermentata in bronzo.

Dopo il primo passo “nella storia”, il filone brassicolo prosegue con la Chateau Jiahu di Dogfish Head. Non nascondo che ero particolarmente emozionato nel provare questa birra, essendo io un fan di Sam e conoscendo la storia su cui si basa questo prodotto. La Jiahu, infatti, ripercorre una ricetta di quasi 9000 anni sfruttando alcuni campioni ritrovati in un sito archeologico in Cina. All’aspetto è di un bel colore ambrato con un tappo di schiuma bianca, compatta ma non molto persistente. Avvicinandola al naso si avverte una componente fruttata molto forte, soprattutto di uva e di qualcosa che ricorda, vagamente, le bacche selvatiche e la loro acidità. Dal corpo medio ed una leggera frizzantezza, al palato si fa notare con un particolare ingresso fruttato, quasi una macedonia di mela, pera ed albicocca ma si avverte, nel sottofondo, una particolare nota acida, molto lieve ma presente. Il finale è mielato e lungo, molto pulito e leggermente secco. Nel complesso davvero un ottimo prodotto.
Oltretutto, l’abbinamento con lo spiedino glassato al malto di riso e umeboshi ha funzionato alla perfezione, enfatizzando ancora di più il carattere della birra.

Svuotato il bicchiere, ha raggiunto il nostro tavolo una produzione combinata tra Birra del Borgo e Brewdog…la ReAle in Kilt. Questa birra, che vede alla sua classica ricetta della ReAle l’aggiunta di ingredienti tipicamente scozzesi, ha attirato molto la nostra attenzione. Per quanto riguarda la “caratterizzazione scozzese”, è avvenuta tramite l’utilizzo del Pale Ale Marris Otter (pregiato orzo inglese), un lievito ad alta fermentazione scozzese ed un malto affumicato con torba…inoltre, la sua fermentazione, ha visto anche un passaggio nei tini di legno. Tutto questo si riscontra molto facilmente nella birra, la quale già al naso fa risaltare molto le note tostate ed affumicate, le quali si accavallano con i classici profumi erbacei della ReAle. Il gusto è molto particolare, quasi estremo, come del resto molte delle produzioni Brewdog…si inizia con un amaro leggero e lungo, il quale va piano piano ad accentuarsi e a caricarsi di un sapore tostato molto intenso. Il finale è secco ed amaro, molto lungo e persistente.
Anche in questo caso, ottimo l’abbinamento con il piatto propostoci da Bonci…un panino di zucca con hamburger di maiale, spinaci e fave di cacao.

La quarta birra che è stata proposta, la Theobroma di Dogfish Head, è un altro “esperimento del passato” essendo una ricetta che ha avuto orgine grazie ad alcune tracce rinvenute in Honduras su frammenti di ceramica. Nonostante sia una birra “al cacao”, visivamente è di colore chiaro con schiuma bianca, leggera e poco persistente. Al naso si avvertono note di lievito, pane, un pò di miele ed un pizzico, forse, di peperoncino…ma non si notano profumi cioccolattosi. Il gusto non si discosta molto dall’olfatto, anche se si scoprono delle leggere note di cacao ed una marcatura fruttata molto piacevole.
Gustoso il suo abbinamento al pollo con mandorle e cipolla.

Ultima birra della serata è stata la “Impirial Teo” di Baladin, una imperial stout dalla carica alcolica molto forte ed un tostato deciso e marcato. Peccato non essere riusciti a gustarla al meglio, in quanto le precedenti birre avevano provveduto a riempire tutto lo spazio utilizzabile…

La serata si è poi conclusa con una sorpresa al bravo Kuaska, al quale è stata portata una torta per festeggiare i suoi 60 anni…ed un bel bicchiere di Cantillon!

Tirando le somme la serata è stata un vero successo, le Etrusche hanno riscontrato un ottimo consenso e ci hanno lasciati piacevolmente senza parole…il che è un bene, soprattutto quando si va a giocare con ricette antiche e si cerca di portarle ad un livello qualitativo superiore alla media. Molto interessante è stato, finalmente, riuscire a provare le birre di Sam, delle quali avevamo solo sentito parlare…peccato che fossero solo due anche se la sua produzione prevede decine e decine di diverse varietà, ma questo non fa altro che incoraggiare un nostro, futuro, viaggio negli States per poter provare quante più Dogfish Head possibili! Complimenti a tutto lo staff dell’Open, al mitico Gabriele Bonci e ai due mastri birrai di casa, Leonardo di Vincenzo e Teo Musso, i cui prodotti sono sempre al di sopra delle aspettative…e complimenti anche a Kuaska, che come sempre sa intrattenere il pubblico con grande carattere e carisma.

Recensione a cura di: Silvio Carnicelli

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