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…Dio salvi la birra!

Birra – Cantillon Grand Cru Bruocsella

cantillon-grand-cru-bruocsellaNome: Grand Cru Broucsella
Nazione: Belgio belgio
Gradazione: 5% Vol.

La frase “per molti ma non per tutti” potrebbe adattarsi perfettamente a questa stupenda creazione del birrificio Cantillon che, con la Bruocsella, entrata in produzione nel 1986, porta all’attezione degli appassionati di lambic una birra di tutto rispetto. Il suo nome deriva dal termine con il quale veniva indicata la città di Bruxelles, Bruocsella o Brucsella, che significa “casa (sel) nella palude (broek)”, e l’appellativo Grand Cru è dovuto all’invecchiamento di 3 anni che si conclude con un imbottigliamento diretto dalle enormi botti di legno (foeders) che sono situate nelle cantine di questo birrificio/museo. Il risultato è una birra dorata e con poca schiuma, la quale sprigiona un vortice di aromi di rovere invecchiato, libri antichi, funghi selvatici e cuoio…se si effettua un esame olfattivo ad occhi chiusi si ha come la sensazione di entrare in una vecchia bottega di paese, nella quale il capo mastro lavora ancora come una volta e quel penetrante odore di “storia” avvolge ogni cosa. Il palato è stuzzicato da un’insolita punta dolce e di sherry invecchiato in botte, ritorna il legno e il gusto tannico dona alla birra una perfetta chiusura fresca ed asciutta.

Curiosità:
La storia della Brasserie Cantillon ha inizio nei primi anni del 1900 come produttrice di “geuze”, quello che allora veniva chiamato “champagne di Bruxelles”, miscelando diversi lambic; in seguito avviò la produzione di lambic. La produzione di questa tipologia di birra è rigorosamente regolamentata da leggi belghe ed europee che prevedono la presenza di un 30% di frumento non maltato, malto d’orzo e luppolo invecchiato, quest’ultimo viene utilizzato non per l’amaro ma come conservante naturale.
Il birrificio, al giorno d’oggi, è gestito dalla famiglia Van Roy e dal mastro birraio Jean Van Roy, nipote dell’ultimo Cantillon, che ha conservato il nome del birrificio in onore di tutta la famiglia Cantillon.

Recensione a cura di: Silvio Carnicelli

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